Fontana La Pupilla di Pesaro, storia, leggende e curiosità del simbolo della città
La Fontana La Pupilla di Pesaro, situata nel cuore della centralissima Piazza del Popolo, è molto più di un monumento: è il simbolo della città, un punto di riferimento che racchiude secoli di storia, arte, leggenda e identità collettiva.
La sua presenza, elegante e scenografica, accompagna la vita quotidiana dei pesaresi e racconta episodi che spaziano dal Rinascimento fino alla ricostruzione del secondo dopoguerra.
Conosciuta come la “pupilla della città” grazie a una definizione dell’umanista Bernardino Baldi, questa fontana è un capolavoro artistico che ha resistito a distruzioni belliche, restauri e trasformazioni urbanistiche. Attorno ad essa ruotano curiosità, tradizioni e storie popolari che la rendono una delle opere più amate delle Marche.
Storia e origini della Fontana La Pupilla di Pesaro
Le origini della fontana risalgono alla fine del Cinquecento, quando il duca Guidubaldo II Della Rovere decise di ampliare la piazza principale della città. L’opera venne commissionata a partire dal 1588 e completata nel 1593.
La fontana inaugurale aveva un impianto più semplice rispetto a quello attuale: una vasca circolare su tre gradini e un elemento centrale a forma di boccale da cui sgorgava l’acqua.
L’opera rispondeva a due esigenze. Da un lato quella pratica di garantire una fonte d’acqua per la popolazione e per gli animali; dall’altro quella estetica e politica, poiché le famiglie nobili desideravano abbellire la città con monumenti degni del loro prestigio. La fontana, al centro della piazza rinascimentale, divenne subito il cuore della vita pubblica di Pesaro.
Le trasformazioni del Seicento
Nel corso dei decenni la fontana fu arricchita di decorazioni che riflettevano gli eventi dinastici dei Della Rovere. Nel 1605, in occasione della nascita del principe Federico Ubaldo, furono aggiunti otto mascheroni scolpiti. Successivamente, per celebrare il matrimonio tra il giovane erede e Claudia de’ Medici nel 1621, comparvero nuovi ornamenti, tra cui spettacolari delfini in bronzo.
Queste aggiunte non avevano soltanto funzione ornamentale ma servivano a ribadire il potere e l’importanza della casata. La fontana divenne così un vero e proprio palinsesto di simboli politici, celebrativi e marini.
L’intervento di Lorenzo Ottoni
Una svolta decisiva si ebbe negli anni 1684-1685, quando lo scultore romano Lorenzo Ottoni, allievo di Gian Lorenzo Bernini, rielaborò profondamente l’opera. Ottoni trasformò la fontana in un trionfo barocco, arricchendola con numerosi zampilli e con un complesso programma decorativo.
La nuova versione univa la spettacolarità artistica alla funzionalità: la fontana infatti rimaneva un punto in cui abbeverare gli animali o lavare i carri, nonostante il suo valore monumentale. Questa duplice funzione la rese ancora più legata alla vita quotidiana della città.
Descrizione artistica della fontana
La Fontana La Pupilla di Pesaro oggi si presenta come un capolavoro allegorico e scenografico. La struttura centrale è in pietra bianca d’Istria e culmina in un giglio in pietra, simbolo di purezza e rinascita. Attorno si dispongono quattro tritoni che cavalcano delfini, mentre nella vasca esterna in marmo rosso veronese nuotano possenti cavalli marini.
La decorazione è un inno al mare, con conchiglie, alghe, elementi navali e dettagli che rimandano alla tradizione marinara della città. Questa scelta non fu casuale: Pesaro faceva parte della Pentapoli adriatica e manteneva un forte legame con il mare, nonostante la sua progressiva perdita di centralità portuale.
Il simbolismo e il soprannome di “pupilla”
L’umanista Bernardino Baldi definì la fontana “la pupilla di Pesaro”, un appellativo che è rimasto nella memoria collettiva. Pupilla significa sia “piccola bambina” sia “parte centrale dell’occhio”. Il termine trasmette dunque l’idea che la fontana sia l’occhio vigile e luminoso della città, al tempo stesso preziosa e vitale.
Il tema marino non rappresenta soltanto l’elemento geografico della città, ma anche la fertilità, l’abbondanza e il movimento della vita. I tritoni, i cavalli marini e le conchiglie diventano simboli di forza, protezione e prosperità.
Distruzione durante la Seconda guerra mondiale
La storia della fontana fu drammaticamente interrotta nell’agosto 1944, quando l’esercito tedesco in ritirata fece esplodere cariche esplosive per compromettere le risorse idriche cittadine. La fontana fu gravemente danneggiata e molte delle sue parti andarono distrutte.
La popolazione di Pesaro rimase profondamente colpita: quel monumento che rappresentava la vita e l’identità della città era stato ridotto in macerie. Tuttavia, nonostante la devastazione, i pesaresi conservarono i frammenti e la memoria della sua forma originale.
La ricostruzione e il ritorno alla vita
Grazie alla conservazione del modello ligneo realizzato da Lorenzo Ottoni nel Seicento, fu possibile ricostruire fedelmente la fontana. L’opera di ricostruzione si concluse nel 1960, restituendo alla città il suo simbolo.
La nuova versione fu arricchita con un impianto di illuminazione che esaltava le forme scultoree durante la notte, trasformandola in un punto scenografico ancora più suggestivo. Da allora, la fontana è tornata al centro della vita urbana, mantenendo la sua funzione di monumento e simbolo identitario.
Restauri moderni e conservazione
Nel 1988 la fontana fu oggetto di un restauro che ripristinò i colori originali: il bianco candido della pietra d’Istria e il rosso intenso del marmo veronese. Sei anni dopo, nel 1994, venne rinnovato l’impianto di illuminazione, valorizzandola ulteriormente.
Oggi la fontana è monitorata costantemente e considerata parte integrante del patrimonio culturale della città. I restauri hanno permesso di mantenerne la bellezza e l’integrità, rendendola ancora una volta protagonista della piazza e delle manifestazioni cittadine.
L’iscrizione latina
Sul bordo della vasca è incisa un’iscrizione in latino che ricorda i momenti salienti della sua storia: il restauro di Ottoni nel 1685, la distruzione bellica del 1944 e la ricostruzione del 1960. Questa scritta è una sorta di cronaca scolpita nella pietra, che accompagna la memoria dei secoli e ricorda ai visitatori la resilienza della comunità.

Leggende e folklore popolare
Attorno alla fontana sono nate nel tempo storie popolari e leggende. Una delle più diffuse racconta che durante la guerra alcuni cittadini cercarono di spegnere le cariche esplosive tedesche per salvare almeno una parte della struttura. Anche se non ci sono prove documentali certe, questa leggenda rappresenta l’attaccamento viscerale dei pesaresi al monumento.
Altri racconti popolari ricordano la fontana come luogo di incontri amorosi, di promesse e di riti collettivi. Non mancano storie legate all’acqua che scorreva dai mascheroni, considerata simbolicamente portatrice di prosperità.
Curiosità interessanti
– Fino alla fine dell’Ottocento la fontana veniva usata ancora come abbeveratoio per animali e come punto di lavaggio dei carri.
– Già nel 1688 furono installate catene di protezione per limitarne l’uso improprio, ma i cittadini continuarono a utilizzarla quotidianamente.
– Il modello ligneo di Ottoni, conservato nei secoli, è stato determinante per la ricostruzione dopo la guerra.
– La fontana è uno dei monumenti più fotografati della città, soprattutto quando illuminata di sera.
– Le decorazioni marine richiamano non solo il legame di Pesaro con il mare, ma anche la potenza e la ricchezza dei Della Rovere.
Importanza urbana e sociale
La Fontana La Pupilla di Pesaro è sempre stata al centro della vita sociale della città. Piazza del Popolo è il luogo delle celebrazioni civili, religiose e culturali, e la fontana ne è il fulcro. È considerata una delle fontane più belle delle Marche e continua a rappresentare l’identità pesarese, diventando parte integrante della memoria collettiva.
Oggi la fontana è anche un’attrazione turistica di grande richiamo: visitatori e appassionati di storia si fermano ad ammirarla, mentre i cittadini la vivono come punto di incontro quotidiano.
Per Concludere
La Fontana La Pupilla di Pesaro non è soltanto un’opera d’arte rinascimentale e barocca, ma un monumento che racchiude la storia di una città intera. Sopravvissuta alle trasformazioni, alle guerre e alle ricostruzioni, continua a essere l’occhio luminoso della comunità pesarese.
La sua bellezza artistica, unita alle leggende popolari e alle curiosità tramandate nei secoli, ne fanno un simbolo unico.
Ancora oggi la fontana non è solo un arredo urbano, ma un segno vivo di identità, memoria e orgoglio cittadino.
Ecco la posizione a Pesaro di Google Maps per chi volesse visitare la Fontana La Pupilla di Pesaro: qui
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