Golfo di Taranto: il Più Grande Golfo d’Italia tra Storia e Leggenda
Il Golfo di Taranto rappresenta la porzione di mar Ionio compresa tra Punta Meliso di Santa Maria di Leuca in provincia di Lecce e Punta Alice di Cirò Marina in provincia di Crotone ed è il golfo più grande d’Italia.
Questa imponente insenatura naturale bagna le coste di tre regioni italiane quali Puglia, Basilicata e Calabria e le rispettive province di Lecce, Taranto, Matera, Cosenza e Crotone. Il golfo è stato definito baia storica dal Decreto presidenziale numero 816 del 26 aprile 1977 e pertanto l’Italia lo considera mare interno facente parte delle acque territoriali sotto la completa giurisdizione dello stato.
Geografia e Conformazione del Golfo
La zona centrale del Golfo di Taranto presenta una depressione naturale denominata Valle di Taranto che raggiunge profondità comprese tra 1000 e 1500 metri. La linea di base che racchiude questo vasto bacino marino è lunga 60 miglia marine e la sua conformazione profondamente indentata tra la Puglia e la Calabria ha reso possibile il controllo da parte delle popolazioni locali nel corso dei secoli. All’interno del golfo si trovano le Isole Cheradi composte dall’isola di San Pietro e dall’isola di San Paolo oltre all’isoletta di San Nicolicchio oggi inglobata nel porto mercantile di Taranto. La scarpata continentale del settore occidentale è solcata da numerosi canyon sottomarini e si estende fino alle massime profondità raggiunte nella valle centrale.
Le Isole Cheradi tra Mito e Fortificazioni
Le Isole Cheradi rappresentano una gemma naturalistica e storica del Golfo di Taranto e secondo la tradizione il loro nome deriverebbe dal termine greco Choiràdes che significa promontorio o corna. I Greci chiamavano queste isole Elettridi in onore della Dea Elettra o per la grande presenza di ambra che all’epoca era chiamata elettro e la leggenda vuole che siano state il luogo di rifugio di Dedalo dopo la fuga da Creta. Nel 1594 le isole furono occupate dai Turchi guidati da Alì Sinam Bassà che entrarono nella rada di Taranto con 100 navi utilizzandole come avamposto strategico. Durante l’epoca napoleonica l’imperatore francese intuendo l’importanza militare del porto di Taranto fortificò le isole e in particolare l’Isola di San Paolo fu oggetto di un’imponente opera di difesa che la trasformò in un baluardo inespugnabile.
La Fondazione di Taranto nel 706 avanti Cristo
La fondazione di Taranto rappresenta l’unica colonia spartana della Magna Grecia e si situa secondo la tradizione nel 706 avanti Cristo. All’origine dell’iniziativa coloniale vi fu la rivolta dei Partheniai ovvero i figli delle vergini nati da unioni illegittime durante le guerre tra Sparta e la Messenia e desiderosi di acquisire la pienezza dei diritti politici. Per sedare la ribellione si stabilì con l’avallo dell’oracolo di Delfi di inviare gli insorti in Occidente a fondare un nuovo centro sotto la guida del loro capo Falanto. La colonia spartana di Taras prese nome da un fiume e dall’eroe figlio di Poseidone e della ninfa Satyria raffigurato a cavallo di un delfino sulle monete della zecca cittadina. L’archeologia ha sostanzialmente confermato l’epoca della fondazione rivelando un’interruzione nell’occupazione dell’abitato indigeno nell’area della Città Vecchia di Taranto intorno alla fine dell’VIII secolo avanti Cristo.
Il Trattato del 303 avanti Cristo e Capo Lacinio
L’esistenza di diritti di sfruttamento esclusivi del Golfo di Taranto è attestata fin dall’antichità come testimonia il trattato tra Taranto e Roma del 303 avanti Cristo citato dallo storico Appiano. Questo trattato vietava ai Romani di entrare nel golfo oltrepassando Capo Lacinio oggi conosciuto come capo Colonna presso Crotone e la sua violazione da parte romana costituì nel 282 avanti Cristo motivo di guerra tra le due città. Nel 282 avanti Cristo Roma inviò una flotta composta da dieci navi in soccorso degli abitanti di Thurii assediati dai Lucani e per raggiungere Thurii i Romani dovettero oltrepassare Capo Lacinio pretendendo di ormeggiare nel porto di Taranto. La città era impegnata nei festeggiamenti in onore di Dioniso e la popolazione assisteva ai giochi nell’anfiteatro vicino al mare e viste all’orizzonte le navi romane i Tarantini videro in questo arrivo una violazione del trattato e non esitarono ad affrontarle con la propria flotta riuscendo ad affondare quattro navi.
La Leggenda di Taras e il Delfino
Il mito di Taras è legato alla fondazione della città e la leggenda vuole che l’antica colonia magnogreca sia stata fondata da Taras figlio di Poseidone dio del mare circa 2000 anni prima di Cristo. Taras sarebbe approdato presso un corso d’acqua che poi da lui stesso avrebbe preso il nome di Tara e mentre compiva sacrifici per onorare suo padre Poseidone l’apparizione di un delfino fu vista come buon auspicio e incoraggiamento a fondare una città. Una colonia di delfini ancora oggi popola il golfo di Taranto dove si possono vedere con facilità nuotare a pelo d’acqua testimoniando la continuità tra mito e realtà.
La Leggenda di Tritone nel Golfo
Tra le leggende più affascinanti che circondano il Golfo di Taranto spicca quella di Tritone il dio marino della mitologia greca figlio di Poseidone e di Anfitrite. Secondo la tradizione Tritone aveva il compito di proteggere le acque del mare e di guidare le onde con la sua conchiglia d’oro e si dice che abbia scelto il Golfo di Taranto come sua dimora attratto dalla bellezza e dalla tranquillità del luogo. Da allora il Golfo di Taranto è diventato un luogo sacro dove si raccontano storie di apparizioni di Tritone e di altri esseri mitologici che hanno alimentato il fascino misterioso di queste acque.
Taranto Città dei Due Mari
Taranto è nota come Città dei due mari per la posizione geografica a cavallo tra due specchi d’acqua denominati Mar Grande e Mar Piccolo. Il Mar Grande è separato dal Mar Piccolo da un canale sui cui è costruito il ponte girevole che si apre per il passaggio delle navi e collega la penisola del Borgo Nuovo con l’isola artificiale del Borgo Antico. Nel Mar Piccolo diviso in due seni sono presenti sorgenti sottomarine chiamate Citri che apportano acqua dolce mista a quella salmastra creando una condizione idrobiologica ideale per la coltivazione dei mitili.
Le Sorgenti Sottomarine Citri
Le sorgenti sottomarine denominate Citri rappresentano un fenomeno naturale unico che caratterizza il Mar Piccolo di Taranto e la leggenda narra che san Cataldo patrono della città avesse perso il suo anello nel mare e che da lì si fossero formati i citri. Di fatto si tratta di sorgenti di acqua dolce frutto di una intensa attività carsica che portano dall’alta Murgia sino allo Ionio acque che in un fondale che in media non supera i 14 metri sono riuscite a erodere fosse profonde 30 metri. Il citro di san Cataldo nel Mar Grande consiste in una depressione dalla forma complessa di circa 300 per 190 metri con fianchi interessati da nicchie erosive che testimoniano fenomeni di instabilità recenti.
La Tradizione Millenaria della Cozza Nera
A Taranto le cozze e altri mitili si coltivano da tempi immemori e l’ostreicoltura era già fiorente in tarda epoca romana e nel Medioevo grazie alla bassa salinità in particolare del Mar Piccolo che favoriva il rapido accrescimento dei molluschi. I primi documenti che riportano le cozze negre risalgono al 1525 e segnalano la presenza di una specie autoctona di Mytilus galloprovincialis dalla forma quasi quadrangolare con le due valve di 5-8 centimetri di colore nero-viola lucido. Nel XVI secolo i reggenti tarantini stabilivano nel Libro Rosso regole precise per evitare il sovrasfruttamento delle lagune costiere e i danni prodotti da alcuni attrezzi di pesca e questo testo sarà uno dei capisaldi della normativa sulla pesca del Regno d’Italia. Niceforo II Foca è considerato il responsabile della resurrezione delle colture tarantine devastate dai Saraceni nel 927 dopo Cristo e nei secoli successivi la città riuscì ad avere una sorta di monopolio sulla produzione.
La Cozza Nera Presidio Slow Food
La Cozza Nera di Taranto è riconosciuta come Presidio Slow Food e si stima che ogni anno vengano prodotti circa 100.000 quintali di cozze su una superficie di circa tre milioni di metri quadri dell’area marina disponibile corrispondente a un fatturato di dieci milioni di euro. Il lavoro impegna circa quattrocento famiglie e si tramanda di padre in figlio rappresentando un’attività identitaria per la comunità tarantina. La cozza di Taranto è quella che si produce nel Mar Piccolo e si riconosce per il suo sapore ma anche per le sue dimensioni in quanto il frutto è più piccolo ed è meno gonfio delle altre risultando estremamente saporito. La lavorazione avviene completamente a mano senza far ricorso a tecnologie e dopo 14 mesi dal suo innesto la cozza arriva alla dimensione commercializzabile.
La Festa di San Cataldo e le Cozze
Solo dopo San Cataldo si possono commercializzare le cozze tarantine e dall’8 al 10 maggio la città si dedica alla festa del suo Santo Patrono che ha dato origine ai citri e che dà il via alla vendita dei mitili. Questa tradizione secolare lega indissolubilmente la devozione religiosa alle attività economiche del territorio e rappresenta un momento identitario fondamentale per i tarantini.
Biodiversità Marina e Cetacei nel Golfo
Nel Golfo di Taranto tra il 2018 e il 2024 sono stati registrati oltre 1200 avvistamenti tra delfini grampi e capodogli di cui 641 dopo l’entrata in funzione dell’impianto eolico offshore di Taranto inaugurato nel 2022. Lo studio realizzato da Jonian Dolphin Conservation su commissione di Renexia ha identificato la Stenella striata come la specie più avvistata seguita da grampo e tursiope. Nel 2023 e 2024 sono stati avvistati anche esemplari di Ziphius cavirostris rari nel Mare Mediterraneo testimoniando la ricchezza della biodiversità marina di queste acque.
I Diritti di Pesca Esclusivi Storici
L’esistenza di diritti di sfruttamento esclusivi è attestata da vari atti risalenti al periodo del Vicereame spagnolo del Regno di Napoli a partire dal XVI secolo e al successivo Regno delle Due Sicilie con cui fu riconosciuta alla popolazione tarantina la privativa della pesca nel golfo assoggettandola al pagamento di tributi doganali. Durante la prima guerra mondiale con Decreto legislativo del 24 agosto 1915 numero 1312 ne fu inoltre decretato il divieto di navigazione per ragioni militari evidenziando l’importanza strategica di questo bacino marino.
Il Controllo Strategico del Golfo nei Secoli
Il possesso dell’area da parte dei sovrani territoriali che si sono avvicendati nella zona fu reso possibile dalla conformazione del golfo profondamente indentato tra la Puglia e la Calabria e quindi controllabile dalle popolazioni locali in relazione alle loro esigenze di difesa e di sfruttamento economico. L’antica vicinanza geografica e storica tra le popolazioni che si affacciano sul golfo ha generato una cultura marittima comune che si è sviluppata attraverso i millenni.
Curiosità sul Golfo di Taranto
Il Golfo di Taranto era già noto agli antichi greci che veleggiavano nel suo interno lungo le rotte costiere da un capo all’altro utilizzandolo come via preferenziale per i commerci nel Mediterraneo. Le Isole Cheradi hanno origini geologiche relativamente recenti circa 20.000 anni fa e costituiscono oggi oasi naturalistiche di grande valore ambientale. Il Mar Piccolo è caratterizzato da una laguna costiera suddivisa in due bacini collegati al Mar Ionio che crea un habitat ideale per la molluschicoltura e rappresenta una delle risorse naturali più preziose della città.
La provincia di Taranto è famosa per il Mar Piccolo dove le cozze tarantine sono un prodotto DOP Denominazione di Origine Protetta celebrato in tutta Italia e oltre per la loro eccellenza gastronomica, e molto altro…
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