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Taras il Leggendario Fondatore di Taranto tra Mito e Storia

Taras rappresenta una delle figure più affascinanti della mitologia greca legata alla Magna Grecia, incarnando la leggenda del fondatore spirituale dell’antica colonia di Taranto. Figlio di Poseidone, dio del mare, e della ninfa Satyria, questo eroe mitologico ha lasciato un’impronta indelebile nella storia e nella cultura della Puglia ionica, diventando il simbolo stesso della città che porta il suo nome.

La figura di Taras si intreccia profondamente con le origini mitologiche di una delle città più importanti della Magna Grecia, dove leggenda e realtà storica si fondono creando un racconto straordinario che attraversa oltre due millenni. Il mito narra che circa 2000 anni prima di Cristo, Taras giunse in questa regione alla guida di una flotta, approdando presso un corso d’acqua che da lui stesso avrebbe preso il nome di fiume Tara.

Il Mito di Taras e la Fondazione Leggendaria

La leggenda vuole che Taras, figlio della divinità marina Poseidone e della ninfa Satyria, arrivò sulle coste ioniche della Puglia guidando una spedizione navale. Mentre compiva sacrifici sulla riva per onorare suo padre Poseidone, gli apparve improvvisamente un delfino che emergeva dalle acque. Questo segno venne interpretato come un auspicio favorevole e un incoraggiamento divino a fondare una città in quel luogo benedetto.

Seguendo il presagio del delfino, Taras decise di stabilire un insediamento che dedicò a sua madre Satyria o secondo alcune versioni a sua moglie Satureia, figlia del re Minosse. Questo primo nucleo abitativo venne chiamato Saturo, località che ancora oggi esiste nel territorio di Leporano, a circa dodici chilometri a sud-est di Taranto.

Il destino di Taras ebbe un epilogo misterioso e divino quando l’eroe scomparve nelle acque del fiume che portava il suo nome. Secondo il mito, suo padre Poseidone lo accolse e lo elevò al rango di eroe, conferendogli l’immortalità e facendone una figura venerata per i secoli a venire.

La Fondazione Storica di Taranto nel 706 aC

La storia documentata di Taranto inizia nel 706 avanti Cristo, quando i coloni spartani chiamati Parteni sbarcarono sulle coste pugliesi guidati da Falanto. Questi coloni provenivano da Sparta e secondo le fonti tramandate dallo storico Eusebio di Cesarea, sottrassero il territorio agli Iapigi, le popolazioni indigene della Puglia, fondando in quello stesso luogo dove la leggenda collocava l’impresa di Taras una nuova città.

I Parteni erano figli nati da unioni illegittime durante le guerre tra Sparta e la Messenia, privati dei pieni diritti politici nella madrepatria. Per sedare una loro rivolta, con l’avvallo dell’oracolo di Delfi, fu stabilito di inviarli in Occidente a fondare un nuovo centro sotto la guida del loro capo Falanto.

La colonia spartana prese il nome di Taras proprio in onore dell’eroe mitologico figlio di Poseidone e della ninfa Satyria. Questa scelta non fu casuale ma rappresentò un legame simbolico tra il mito fondativo e la nuova realtà storica che si stava creando sulle sponde dello Ionio.

La Leggenda di Falanto e il Delfino Salvatore

Parallelamente al mito di Taras esiste la leggenda di Falanto, fondatore storico di Taranto, che presenta interessanti elementi comuni con la figura mitologica. Secondo questa narrazione, Falanto durante il suo viaggio verso l’Italia sarebbe stato salvato da un delfino dopo aver fatto naufragio.

L’oracolo di Delfi aveva predetto a Falanto che avrebbe fondato una città quando avesse visto piovere da un cielo sereno. Dopo giorni di viaggio, Falanto si addormentò sulle ginocchia della moglie Etra, il cui nome significa proprio cielo sereno. La donna pensando alle sventure del marito cominciò a piangere e le sue lacrime lo svegliarono, facendogli comprendere il significato oscuro dell’oracolo.

Falanto e i suoi compagni si trovavano in quel momento nel golfo di Saturo alla foce del fiume Tara, ed è qui che fondarono la nuova città chiamandola Taranto in onore di Taras, l’eroe che secoli prima era giunto in quegli stessi luoghi.

Il Simbolo del Delfino nelle Monete Tarentine

L’iconografia di Taras a cavallo del delfino divenne il simbolo per eccellenza della città di Taranto, raffigurato sugli stateri d’argento coniati dalla zecca cittadina. Queste monete, pesanti tra i sette e gli otto grammi, venivano battute dal quinto secolo avanti Cristo e mostravano sul rovescio un giovane che cavalca un delfino.

Gli stateri tarentini del terzo secolo avanti Cristo presentano sul dritto un cavaliere nudo a cavallo e sul rovescio Taras seduto su un delfino con grappolo e fuso. Secondo alcune interpretazioni il personaggio raffigurato sulle monete sarebbe Falanto salvato dal delfino, mentre secondo altre fonti come Aristotele si tratterebbe proprio di Taras.

L’identità del giovane raffigurato probabilmente cambiò nel corso dei secoli tra la fine del quinto secolo e la seconda metà del quarto secolo avanti Cristo, quando la figura di Falanto venne progressivamente associata e sovrapposta a quella mitologica di Taras. Dopo la morte di Falanto, i cittadini decisero di coniare monete con la famosa effigie del guerriero che vittorioso cavalca il delfino in segno di ringraziamento.

Il Parco Archeologico di Saturo

Il promontorio di Saturo, luogo leggendario dell’approdo di Taras, ospita oggi un importante parco archeologico che testimonia millenni di storia. Il sito conserva reperti che vanno dal Neolitico avanzato alla civiltà greca e romana, confermando la continuità dell’insediamento umano in questa posizione strategica.

Nel parco è possibile visitare i villaggi dell’età del Bronzo e del Ferro, l’acropoli con i resti di un santuario greco del quinto secolo avanti Cristo, e una splendida villa costiera romana di epoca imperiale con camere residenziali e ambienti termali. Il santuario dell’acropoli era probabilmente dedicato a una dea Basilis citata in un’incisione sull’orlo di un’anfora attica a figure nere datata al sesto secolo avanti Cristo.

Particolarmente significativo è il santuario della sorgente che nella sua fase iniziale fu dedicato alla ninfa Satyria, madre di Taras secondo la leggenda. Questa antica sorgente sacra alimentava in età romana l’acquedotto che riforniva la città di Taranto, ma prima dei romani aveva il suo santuario dedicato a Satyria, la signora dei satiri.

Taras nella Struttura Sociale di Taranto Antica

La città fondata in onore di Taras sviluppò nel tempo una vera e propria cultura aristocratica di stampo spartano. Falanto stabilì un governo aristocratico secondo le leggi di Sparta, anche se queste regole crearono malcontento fra la popolazione e una violenta sommossa lo costrinse ad allontanarsi dalla città rifugiandosi a Brindisi.

Prima di morire Falanto si ricordò che l’oracolo aveva predetto che Taranto sarebbe rimasta inviolata se le sue ceneri fossero state sparse entro le mura della città. Si raccomandò dunque che le sue reliquie venissero polverizzate e distribuite di nascosto nel foro di Taranto per assicurare il possesso della città ai Parteni. In omaggio a questo gesto i cittadini riservarono a Falanto onori divini.

La ricchezza della città proveniva dallo sfruttamento delle risorse del fertile territorio circostante che venne popolato e difeso da una serie di piccoli centri fortificati in posizione strategica. L’egemonia di Taranto era legata alla grande potenza navale e al controllo del golfo omonimo grazie agli accordi di non belligeranza con la Repubblica romana e alla cultura della Magna Grecia.

L’Epoca d’Oro sotto Archita

Taranto conobbe il periodo di massimo splendore nel quarto secolo avanti Cristo sotto la guida di Archita, filosofo matematico e politico della scuola pitagorica. Nato a Taranto intorno al 428 avanti Cristo, Archita fu per sette volte stratego mostrando senno e prudenza e non venne mai vinto in battaglia.

Archita fondò a Taranto una scuola di filosofia profondamente radicata nella tradizione pitagorica dove gli studenti studiavano matematica, geometria e musica come mezzi per comprendere la struttura armoniosa dell’universo. La sua scuola era un punto di incontro per pensatori e studiosi di varie discipline fungendo da catalizzatore per lo sviluppo intellettuale e culturale nella Magna Grecia.

Sotto la guida di Archita, Taranto divenne la prima città della Magna Grecia incrementandone la prosperità e la potenza. La città coniò una propria moneta e si garantì un’egemonia indiscussa per l’intero periodo magnogreco. Archita fu celebrato anche come fondatore della meccanica scientifica e gli si attribuisce l’invenzione della vite, della puleggia e di una colomba meccanica capace di volare.

La Potenza Navale di Taranto

Dal suo porto nel Mar Piccolo, Taranto esercitava i propri commerci navali in tutte le acque del Mediterraneo centrale mantenendo stretti legami con Sparta e con vari altri regni ellenistici. Queste buone relazioni le avevano consentito di ottenere importanti aiuti militari da oltremare ogni volta che si sentiva minacciata dai popoli vicini come Messapi, Lucani e Bruzi.

La città disponeva di una propria flotta abbastanza potente da poter dare supporto alla polis di Napoli contro Roma nel 327 avanti Cristo. Le triremi erano le navi militari più potenti nel Mediterraneo all’epoca e l’arma principale era il rostro per speronare e affondare le navi nemiche.

Il Culto di Taras e le Tradizioni Religiose

La figura di Taras venne venerata come eroe fondatore e la sua storia divenne parte integrante dell’identità culturale tarentina. Il legame con Poseidone, dio del mare, sottolineava l’importanza della dimensione marittima per la città e la protezione divina sulle sue attività navali e commerciali.

Il simbolo dello scorpione fu voluto inizialmente dal fondatore Falanto come emblema della città. Tuttavia dopo la sua morte i cittadini decisero di adottare come simbolo principale l’immagine di Taras sul delfino che ancora oggi caratterizza lo stemma di Taranto.

Taras e i Rapporti con Sparta

Taranto mantenne per tutta la sua storia rapporti commerciali e militari con la madre patria Sparta. Numerosi storici riportano eventi che vedono i guerrieri spartani al fianco della cavalleria tarantina sia contro i Lucani che contro gli Iapigi e perfino contro l’impero romano.

Si narra che il re di Sparta Archidamo terzo diede la propria vita per difendere la città di Taras nel 342 avanti Cristo e la sua morte viene ricordata come giusta ed eroica. Taranto invece non tese mai la mano ad Atene al punto che negò nel 415 avanti Cristo l’attracco al porto delle navi ateniesi durante la spedizione verso la Sicilia.

L’Archeologia Conferma la Leggenda

L’archeologia ha sostanzialmente confermato l’epoca della fondazione spartana rivelando un’interruzione nell’occupazione dell’abitato indigeno nell’area della Città Vecchia di Taranto intorno alla fine dell’ottavo secolo avanti Cristo. Questa interruzione corrisponde al periodo tradizionalmente assegnato all’arrivo dei coloni spartani guidati da Falanto.

Non mancano tuttavia le testimonianze archeologiche di episodi di integrazione e convivenza pacifica fra le due componenti etniche, quella greca e quella indigena degli Iapigi. Il ritrovamento di materiali ceramici e strutture abitative mostra una continuità culturale più complessa di quanto la sola narrazione della conquista violenta lascerebbe intendere.

Il Fiume Tara e la Topografia Sacra

Il fiume Tara che secondo la leggenda prese il nome dall’eroe Taras costituiva un elemento fondamentale nella geografia sacra della città antica. Alla foce di questo corso d’acqua sarebbe avvenuto l’approdo sia del leggendario Taras che dello storico Falanto, creando una continuità simbolica tra il mito e la realtà.

La presenza di una ricca sorgente nel promontorio di Saturo favorì l’insediamento umano a partire dal Neolitico sino all’Alto Medioevo. Questa sorgente venne sacralizzata e dedicata alla ninfa Satyria madre di Taras diventando un luogo di culto fondamentale per la religiosità tarentina.

Taras nella Poesia e nella Letteratura Antica

Nella poesia antica Taranto è spesso chiamata con l’epiteto di Ebalia dal nome di Ebalo, leggendario re della Laconia. Questo riferimento sottolineava ulteriormente l’origine spartana della città e il suo legame indissolubile con la madrepatria greca.

Tutti gli autori antichi sono concordi nel dichiarare Taranto di origini laconi e lo affermano soprattutto quando parlano dell’aiuto che i Tarantini chiesero a Sparta nel 346 avanti Cristo per difendersi dai Lucani. Che Taranto fosse di origine lacone è confermato dal fatto che a Taranto e a Eraclea sua colonia si parlava il dialetto dorico.

La Diffusione del Mito di Taras

La leggenda di Taras si diffuse in tutta la Magna Grecia diventando un modello di fondazione eroica. Il racconto dell’apparizione del delfino come segno divino entrò nell’immaginario collettivo delle popolazioni costiere dello Ionio che ancora oggi vedono i delfini nuotare nel golfo di Taranto.

L’iconografia di Taras cavalcante il delfino influenzò l’arte e la numismatica di altre città greche che adottarono simboli marini simili per le loro coniazioni. La figura dell’eroe marino divenne un archetipo della relazione speciale tra le comunità costiere e il mare che le sostentava.

Il Significato del Nome Taras

Il nome Taras deriva probabilmente da una radice indoeuropea legata al concetto di attraversamento o passaggio, riferendosi al ruolo della città come punto di transito e commercio tra l’Oriente greco e l’Occidente italico. Alcuni studiosi hanno proposto anche un collegamento con termini relativi all’acqua e al mare sottolineando la vocazione marittima dell’insediamento.

La denominazione della città come Taras in greco rimase costante per tutta l’epoca magnogreca mentre i Romani la latinizzarono in Tarentum da cui deriva l’odierno nome di Taranto. Questo adattamento linguistico riflette le diverse fasi storiche e culturali attraversate dalla città nel corso dei millenni.

Taras tra Mito e Identità Culturale

La figura di Taras rappresenta molto più di una semplice leggenda fondativa ma incarna l’identità culturale profonda di Taranto attraverso i secoli. Il mito del figlio di Poseidone che cavalca il delfino ha attraversato oltre due millenni mantenendo intatta la sua forza simbolica e il suo significato per la comunità tarentina.

Ancora oggi lo stemma della città raffigura Taras sul delfino ricordando ai cittadini le loro origini leggendarie e la loro vocazione marittima. Questo simbolo è diventato un’icona riconoscibile che identifica Taranto nel mondo unendo passato mitologico e presente contemporaneo in un’unica narrazione identitaria.

La leggenda di Taras continua a vivere nelle tradizioni locali, nei racconti popolari e nell’immaginario collettivo pugliese. Ogni anno migliaia di visitatori giungono al Parco Archeologico di Saturo per camminare sui luoghi dove secondo il mito l’eroe figlio di Poseidone fondò il primo insediamento.

Le acque dello Ionio continuano a essere popolate dai delfini che secondo la tradizione sono i discendenti di quello che apparve a Taras come segno divino.

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